La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

Sara Ricciardi, la designer che intreccia progettazione e poetica, ci racconta il suo ultimo progetto: Semina. Una riflessione sul concetto di vita, di bellezza e sofferenza, dalla sfera terrena a quella umana. Oltre trenta sculture in ceramica, nate in collaborazione con Ceramiche Rometti, saranno esposte all'interno di Palazzo Brancaccio, hub creativo e polo multidisciplinare di Contemporary Cluster e Spazio Field.

«Il design mi ha consentito di strutturare un linguaggio per comunicare con gli altri e contemporaneamente formulare metodi per tenere insieme gli altri. C’è chi usa la scrittura, chi fa il pane, io utilizzo il design». 

Sara Ricciardi, 30 anni, con il suo lavoro crea relazioni attraverso forme molteplici: inventa oggetti, utilizza performance, installazione, workshop e insegna. Un’energia propulsiva, un racconto intimo e individuale che diventa universale, tra richiami al calore e alla complessità della sua terra d’origine, la Campania, e la fluidità espansa di una vita internazionale con studi a Milano, New York e Istanbul. Un lavoro fatto di equilibri sottili e materiali fortemente evocativi come conchiglie e piume, ma anche brutali come vetro grezzo o ardesia in blocchi, passando per l’ideazione di ultra contemporanei filtri Instagram.

Contemporary Cluster Sara Ricciardi Fabio Paleari
Contemporary Cluster, Sara Ricciardi ©Fabio Paleari

Dal 23 settembre Sara Ricciardi sarà a Roma nella nuova sede della galleria Contemporary Cluster, all’interno di Palazzo Brancaccio, storica dimora ottocentesca che, grazie alla sinergia tra Cluster e spazio Field, dopo anni di chiusura, viene restituita alla città. Per l’occasione realizza Semina, una serie di 38 vasi prodotti in collaborazione con la sofisticata ditta di ceramiche Rometti. Un lavoro che porta la designer a esplorare una dimensione di creatività pura; oggetti simbolo, nati da una profonda riflessione interiore.

Questo progetto comincia con un suo scritto, quasi poetico, dove si racconta che “la planimetria del dolore e della nascita è una semina”. Ci può spiegare?
«Mesi fa, mentre piangevo scrivendo mie riflessioni, ho improvvisamente realizzato che la parola pianto portava in sé due significati opposti ma complementari. Pianto è infatti il participio passato del verbo piangere, quindi qualcosa di ormai già trascorso che ci lasciamo alle spalle, ma è anche la prima persona singolare del verbo piantare, quindi qualcosa che nasce nel presente. In quel momento ho capito che versando lacrime creavo concime per me stessa. La serie vuole indagare questo doppio tema: la sofferenza che però porta bellezza, l’atto di difenderci insieme alla capacità di lanciarci verso una fioritura. Una dinamica che appartiene anche ai semi». 


La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

©Laura Tofani


In che modo?
«Quando il seme è nel terreno deve, al contempo, difendersi e nascere. Per farlo indossa corazze; armature che in uno sforzo supremo, attraversando il dolore, lacera per permettere alla vita di fare il suo corso».

La serie è una classificazione fantastica di semi divisi in lance, scudi e lacrime.
«Sono partita dalle forme stesse dei semi che ho ingrandito e rielaborato. Ogni seme segue delle sue strategie, le lance, ad esempio, hanno delle estremità sfrangiate, dei denti, per ferire chi vuole mangiarli, o al contrario, per attrarre, essere mangiati e portati altrove. Gli scudi mostrano insieme la rottura della corazza e la fioritura; nell’installazione saranno disposti imitando una sorta di schema di difesa guerresco per suscitare la domanda sibillina: “Questo seme è per me o contro di me?”. Le lacrime infine, sono l’incarnazione più intuitiva del rapporto duale, dove il seme è vita e la lacrima è dolore e morte».


La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

©Paolo Abate


Ci sarà poi anche la Lodoicea maldivica, l’unico seme esposto in uno spazio separato all’ultimo piano del palazzo nella sala della principessa.
«Volevo fare un ammiccamento a Lady Field, la ricca ereditiera americana moglie del principe napoletano Salvatore Brancaccio che fu la committente del Palazzo. Un omaggio alla sua femminilità, richiamando anche la nudità degli affreschi… Si tratta del seme più grande del mondo, 50 cm di lunghezza: inequivocabilmente due enormi ed esuberanti natiche!»

Il corpo, è un tema che torna in vari modi nella sua ricerca, il seme è corpo per eccellenza in quanto origine di ogni vita. Non a caso tra i suoi disegni preparatori c’è una figura femminile che nel grembo accoglie un grande seme.
«Il nostro pancione è uno scudo; tu difendi il tuo seme, difendi il tuo bambino e nello stesso tempo consenti che si laceri perché devi lasciarlo andare. Ci sono dei fiori di loto che, morendo, abbassano la corolla per permettere ai semi di non macerarsi arrivando subito nel terreno. Ancora una volta trovo eccezionale questa dinamica di lotta e insieme vita. La materia ha un’intelligenza straordinaria, il seme la propria, il nostro corpo la propria. Per convenzione abbiamo in parte rinunciato al contato con questa nostra natura intuitiva; ma nel mio lavoro rimane sempre un fulcro imprescindibile».

Lei ha sviluppato diversi progetti sensoriali. Questi vasi sono anche da toccare? 
«Ho cercato di lavorare la ceramica in una maniera molto organica, lasciando grumi e segni. Per aggrapparsi al frutto, il seme ha tutta una serie di escrescenze, protuberanze, peli e i vasi sono assolutamente fedeli a questa profonda matericità. Nel toccarli la percezione si arricchisce e certamente si completa».


La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

La primavera progettuale di Sara Ricciardi

Monica Spezia


Come avete lavorato con Rometti?
«Rometti è un’azienda fatta di persone; non abbiamo avuto un momento di esitazione nello sperimentare, lavoravamo fino a notte fonda impastando e tagliando i pezzi insieme. Un’azienda con cui ho avuto un rapporto di totale visceralità ben oltre la dinamica designer-fornitore».

Nei suoi sketches si parla poi di seme come amuleto e come profezia. Emergono così le sue origini beneventane fatte anche di storie di streghe.
«L’immaginifico, lo stregonesco, la pozione, la magia ogni volta da stanare, sono sempre con me. Le profezie sono suggestioni, il fatto che tu possa vivere qualcosa di brutto come una fioritura è perché qualcuno, magari con ambiguità, te lo ha suggerito, proprio come nell’antichità facevano gli oracoli e le pizie».

Giocare con l’equilibrio è un altro elemento molto presente nel suo lavoro: in questo caso la stele di ottone che sorregge in bilico le lance.
«Ricercare un equilibrio è per me un esercizio continuo. È la dose tra le parti a creare il rapporto di seduzione. Quando ero piccola venivo tacciata di avere un’energia eccessiva a volte fastidiosa. Tramite le mie pratiche di ikebana, e danza butō ho ricercato a lungo per trovare il senso della misura».

Tornando al principio: quanto è importante nel suo processo creativo esprimersi attraverso la poesia? 
«Io sono innamorata della poesia. Poiéo dal greco creare; è la prima forma di creazione alla quale tutti abbiamo accesso. Non ha bisogno di spiegazione è di tutti e per tutti. Per me è fondamentale, all’inizio di ogni progetto, chiarire a me stessa in quale scenario poetico porterò chi guarda sperando poi di riuscire a condurlo».


Credit: https://www.ad-italia.it/article/la-primavera-progettuale-di-sara-ricciardi/