Le fibre tessili possono salvare le foreste del mondo?

Le fibre tessili possono salvare le foreste del mondo?

Con la crescente necessità di fibre rinnovabili e sostenibili nella moda, le fibre cellulosiche artificiali (Man-made cellulosic fibres, MMCF) sono diventate tra i prodotti con la più rapida crescita sul mercato, con un potenziale rischio: mettere in pericolo interi ecosistemi. Un nuovo patto mira a promuovere l’approvvigionamento responsabile tra i marchi globali della moda.

Introdotti nel mercato per la prima volta verso la fine dell’800, tessuti come rayon, viscosa, modal o lyocell sono prodotti di origine forestale derivanti dalla trasformazione della cellulosa, un polimero naturale formato da catene di glucosio che si trova naturalmente nei vegetali. La materia prima viene lavorata attraverso processi che ne modificano la composizione fisica e chimica – di qui la definizione di “fibre cellulosiche artificiali” – e che permettono di ottenere filati leggeri e resistenti senza l’impiego di prodotti di sintesi come nel caso delle fibre plastiche (poliestere, acrilico, neoprene).

Secondo il rapporto Coming full circle: innovating towards sustainable man-made cellulosic fibres di Fashion For Good, piattaforma globale per l’innovazione e la sostenibilità nel campo della moda, le fibre cellulosiche artificiali sono la terza fibra più utilizzata al mondo dopo il poliestere e il cotone, con un volume di produzione annuale di circa 7,1 milioni di tonnellate e una domanda più che raddoppiata dal 1990 ad oggi. Purtroppo, solo la metà di questo volume deriva da foreste con qualche forma di gestione o piani di monitoraggio delle operazioni: ciò significa che, per quanto più sostenibili rispetto alle fibre sintetiche, le MMCF potrebbero contribuire in modo significativo a deforestazione e degrado delle aree forestali mondiali.

Il Fashion Forever Green Pact (fashionforevergreen.org) è un’iniziativa lanciata lo scorso settembre dal Forest Stewardship Council (FSC) e supportata da Canopy, rivolta ai brand globali della moda; un appello a marchi, produttori e rivenditori del settore per assicurare maggiore sostenibilità alla crescente domanda di fibre e altri materiali di origine forestale. Aderendo, le aziende si impegnano in modo proattivo a politiche di approvvigionamento responsabili e certificate, aumentando la trasparenza delle filiere e comunicando questo sforzo attraverso l’etichettatura di almeno una collezione entro il 2025.

L’adesione al Patto rafforza in questo modo il ruolo di brand, produttori e consumatori nel sostenere una gestione forestale responsabile: «Questa iniziativa è un gradito aiuto verso la rimozione di foreste antiche o minacciate dalle catene di approvvigionamento del tessile» ha affermato Amanda Carr, Direttore delle iniziative strategiche di Canopy. «Impegnandosi in pratiche di approvvigionamento responsabile, i brand hanno il potere di salvaguardare le foreste, gli animali e le comunità che dipendono da esse, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici e a proteggere la biodiversità, e soddisfacendo al contempo le crescenti preoccupazioni ambientali dei clienti» conclude Jeremy Harrison, Chief Markets Officer di FSC International.

I primi firmatari del Patto includono importanti nomi internazionali nel mondo della moda tra cui Birla, H&M, JBS Textile Group, Masai, Bitte Kai Rand, Bravo World, Daenong Corporation e le italiane Ghezzi s.p.a e Brunello s.p.a.


Credit: https://rivistanatura.com/le-fibre-tessili-possono-salvare-le-foreste-del-mondo/