Architettura illusionistica a Rimini nei secoli XVII e XVIII. Ricostruzione dell’arredo decorativo del San girolamo

Architettura illusionistica a Rimini nei secoli XVII e XVIII. Ricostruzione dell’arredo decorativo del San girolamo

Relatore:
Correlatore/i:
Laureando/i:
Anno accademico: 2000/2001

Abstract

San Girolamo
 

Introduzione

Sulla base delle indicazioni offerte dalle preziose fonti archivistiche e letterarie sette-ottocentesche è stato possibile dare avvio a puntuali ricerche atte ad individuare i cicli decorativi dei qual isi era persa totalmente memoria storica, della «pittura di architettura», il quadraturismo, del Seicento e del Settecento a Rimini, città che faceva parte del territorio delle Legazioni di Romagna. Questa lacuna non deve sorprendere se si pensa in quali misure la maggioranza dei prospettici, degli scenografi e dei decoratori bolognesi e non di età barocca e tardobarocca, nonostante siano stati celebrati dai contemporanei, abbiano goduto poi di scarsa fama, al punto da venir pressoché ignorati fino ad epoca relativamente recente. Si deve infatti ad Anna Maria Matteucci ed alcuni suoi collaboratori la “riscoperta” di questo genere pittorico nell’ambito delle mostre L’arte del Settecento Emiliano (1979) e Architetture dell’Inganno: cortili bibieneschi e fondali dipinti nei palazzi storici bolognesi ed emiliani (1991). Sulla scia di queste vicende storiografiche si colloca il mio interesse volto a recuperare episodi poco noti ma al tempo stesso importanti per ricostruire, in maniera documentata e per quanto possibile organica, gli sviluppi della decorazione pittorica di architetture virtuali del Seicento e del Settecento nelle chiese e nei palazzi di Rimini. La difficoltà principale è stata quella del ritrovamento di fonti archivistiche e di testimonianze dirette; infatti, la maggior parte degli edifici che contenevano al loro interno macchine architettoniche illusionistiche, sono andati distrutti e quindi perduti durante gli eventi sismici verificatisi nel XVIII secolo e a causa dei bombardamenti avvenuti durante il secondo conflitto mondiale. Il lavoro inizialmente offre una definizione di che cosa si intende con il termine di «quadratura» e quindi di «quadraturismo», per tracciare poi in modo sintetico la storia di questo genere pittorico che, nato all’incirca alla fine del XVI secolo a Bologna, grazie all’estro di Girolamo Curti detto il Dentone, viene poi perfezionato da Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonnae con loro, e altri famosi quadraturisti, diffuso entro e oltre i confini regionali. La quadratura rappresentava allora l’ultimo grado nella pittura di pareti e soffitti, sanzionata fin dalla fine del Cinquecento dalla massima autorità papale. Il papa bolognese Gregorio XIII (1572-85) convocò Tommaso Laureti e Ottaviano Maschereno da Bologna per eseguire pitture nel Palazzo Vaticano: così la quadratura si diffuse a Roma. Da segnalare anche la decorazione della Sala Clementina in Vaticano, eseguita da Giovanni Cherubino e Alberti, fra il 1596 ed il 1598. Successivamente a Bologna, dagli inizi del XVIII secolo, con l’instaurarsi dell’Accademia Clementina e attraverso l’opera dei quadraturisti, scenografi architetti appartenenti alla famiglia dei Galli Bibiena, il genere della «pittura di architettura» conosce una nuova stagione: il punto unico praticato da Mitelli e Colonna nella costruzione architettonica illusionistica viene soppiantato dalla «veduta per angolo» di Ferdinando Bibiena. Rimini nel Seicento e nel Settecento, per particolari condizioni politiche ed economiche, non è riuscita a sviluppare il tipo di barocco presente nelle principali città italiane e, salvo qualche rara eccezione, non ha dato vita ad una scuola locale di pittura ma è stata «colonizzata» di volta in volta, come in precedenza, dalle influenze romane, marchigiane, venete e bolognesi. Anche i due pittori bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli furono chiamati a Rimini dove decorarono in edifici significativi, quale l’oratorio di San Girolamo, andato distrutto nell’ultimo conflitto mondiale. Dalla documentazione fotografica reperita nell’Archivio fotografico della Soprintendenza dei Beni Artistici e Culturali di Ravenna si è potuto constatare che i due pittori bolognesi nel 1653 avevano affrescato, sfruttando gli effetti illusionistici tipici del quadraturismo, tutte le pareti dell’oratorio ottagonale, e la copertura. Grazie anche alla documentazione dell’archivio e al reperimento delle immagini fotografiche è stato possibile effettuare la ricostruzione bidimensionale dell’apparato decorativo interno, mediante l’utilizzo di autocad, riproponendone una soluzione bidimensionale e tridimensionale. Altro esempio riminese di questo genere pittorico ancora poco indagato è in una sala del piano nobile di palazzo Maschi-Marcheselli-Lettimi. Anche i Bibiena furono a Rimini; le decorazioni realizzate da Ferdinando e da Francesco Galli Bibiena e dell’allievo di Francesco, il lorenese Joseph Chamant, chiamato per la prima volta nel 1732 per la decorazione pittorica degli interni del Teatro Arcadico, sono andate perdute. Le ricerche condotte per la comprensione di questo genere pittorico a Rimini sono state effettuate presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini, la Biblioteca Comunale di Riccione, la Biblioteca Malatestiana di Cesena, la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna; l’archivio cartaceo e quello fotografico della Soprintendenza dei Beni Artistici e Culturali di Ravenna, l’archivio fotografico dei Beni Architettonici di Bologna, l’Archivio di Stato di Rimini, l’Archivio della Confraternita di San Girolamo.