Campanile di Sant’Agostino a RiminiAnalisi per la conservazione e il recupero statico

Campanile di Sant’Agostino a RiminiAnalisi per la conservazione e il recupero statico

Relatore: Prof. Arch.C. Blasi
Correlatore/i: Arch. Nora Lombardini
Laureando/i: Mara Merlini Sabrina Tentoni
Anno accademico: 1998/1999

Abstract

La ricerca archivistica è stata mirata a cogliere sia le vicende storiche che quelle strutturali: la disamina della nutrita documentazione relativa all’intervento di restauro del 1895, unita alla ricerca condotta sulle tecniche costruttive in uso nel Riminese fra XIII e XV secolo ( il campanile risale presumibilmente agli anni a cavallo del 1300 ), ci ha consentito di formulare delle ipotesi circa l’evoluzione della apparecchiatura muraria. Parallelamente alla ricerca bibliografica ed archivistica, sulla base della documentazione fotografica, è stato approntato un progetto di rilievo topografico finalizzato alla descrizione grafica e numerica di tutti gli elementi, alla conoscenza delle caratteristiche dimensionali degli elementi strutturali, nonché alla ricognizione delle lesioni e dei fuori piombo. E’ stato condotto un rilievo indiretto planimetrico ed altimetrico dell’esterno supportato da rilevamenti diretti effettuati all’interno del campanile. Il problema dello stato fessurativo risulta oggi irrilevante per la stabilità del campanile, mentre il dissesto principale è costituito dai fuoripiombo che, seppur di entità non eccessiva, avendo subito cambiamenti nel corso dei secoli, attestano che la torre è in movimento. La pendenza assoluta massima degli spigoli della torre rilevata, è di 26 cm. ma si è osservato che l’andamento dei profili non è unitario per tutta l’altezza del campanile: esiste una pendenza relativa fra la parte inglobata nella chiesa e quella superiore. Tali dati sono stati messi in confronto diretto con quelli risultanti dai rilievi storici reperiti, risalenti al 1893 ed al 1901. Un ulteriore elemento di valutazione per comprendere l’evoluzione della pendenza, si è dedotto dall’analisi dell’inclinazione dei solai realizzati nel 1967 (ipotizzati piani) rispetto ad una verticale di riferimento. Infine dal confronto delle sezioni orizzontali eseguite alle diverse quote, sovrapposte rispetto ad un sistema di assi di riferimento, si osserva che al dissesto dei fuoripiombo si somma una rotazione rispetto alla base. Dopo il rilievo geometrico, dei dissesti e delle caratteristiche meccaniche degli elementi strutturali, si è eseguita l’analisi strutturale, cercando di tradurre la struttura in due modelli che rispecchiassero le caratteristiche di comportamento del campanile in due fasi. Con la prima verifica abbiamo interpretato i dati scaturiti dall’analisi archivistica traducendoli in un modello strutturale che valutasse una situazione limite, degenerativa di quella precedente al restauro del 1895, che ha portato a concludere che gli elementi strutturali fra loro scollegati a causa dell’aumento delle fessurazioni, non avrebbero potuto garantire la stabilità del campanile. Con il secondo schema strutturale, si è interpretato il funzionamento allo stato attuale ipotizzando il comportamento scatolare dell’intera struttura. L’azione sismica è stata valutata eseguendo una verifica di progetto prevista per gli interventi di adeguamento (punto C 9.5.3 D.M. 16 Gennaio 1996, Legge 2 Febbraio 1974) delle costruzioni in muratura ordinaria in zona sismica, adottando il metodo dell’analisi statica. Nel caso di edifici di carattere monumentale o comunque di interesse archeologico, storico o artistico, di cui all’art. 16 della legge 2 febbraio 1974 n.64, si applica la tipologia di intervento di miglioramento, in quanto compatibile con le esigenze di tutela e conservazione del bene culturale. Tale principio è ribadito anche nelle Raccomandazioni per gli interventi sul patrimonio monumentale a tipologia specialistica in zona sismica emesso dal Comitato nazionale per la prevenzione del patrimonio culturale dal rischio sismico, nel 1986, in cui si specifica che le operazioni progettuali devono porre particolare attenzione ai materiali ed ai magisteri originali, alla storia sismica del manufatto, al fine di adottare un approccio interdisciplinare che si basi su elementi oggettivi di conoscenza della struttura e dei terreni di fondazione. Le operazioni suggerite si configurano come interventi di manutenzione o di miglioramento, atti a mitigare il degrado e riportare la costruzione alle sue capacità originarie di resistenza, limitando il più possibile la variazione degli schemi resistenti propri. La verifica sismica per le costruzioni di configurazione irregolare, nonché per quelle dotate di un periodo proprio (T0) maggiore di 1.4 secondi, deve scaturire da un’analisi dinamica condotta col metodo dell’analisi modale (punto C.6.1.1). L’analisi preliminare da noi eseguita mira a valutare l’effetto globale dell’azione sismica; inoltre la mancanza di dati sperimentali che consentissero una migliore caratterizzazione della rigidezza della struttura e del terreno, ha portato ad assumere, tra le configurazioni ragionevolmente possibili, quella più sfavorevole. Tali considerazioni hanno guidato la scelta del tipo di analisi.