Ipotesi di Restauro Urbano ed Ambientale dell’area M.A.P. nel centro storico di Casentino – AQ

Ipotesi di Restauro Urbano ed Ambientale dell’area M.A.P. nel centro storico di Casentino – AQ

Relatore: Prof. Arch. Giuseppe Alberto Centauro
Correlatore/i: Dott. Arch. Roberto Tazioli
Laureando/i: Luca Bassano
Anno accademico: 2011/2012

Abstract

Il progetto di tesi si pone come obiettivo quello di riqualificare la realtà urbana di Casentino, frazione del comune di Sant’Eusanio Forconese in provincia dell’Aquila, uno dei comuni colpiti dal sisma aquilano del 2009. Essa attraversava negli ultimi decenni un len­to declino in termini di crescita urbana e dI popolazione; gli ultimi interventi di riqualificazione dell’abitato risalgono agli anni ‘50, periodo nel quale furono costruite le varie utenze quali acquedotto, fognature, pubblica illuminazione e linea telefonica.

L’esodo della popolazione, verso il vicino Lazio (Roma per la maggiore) e verso l’America, ha portato inevitabilmente a far assopire questo modesto centro ur­bano, nel quale, prima del sisma, non esistevano servizi pubblici se non un uffi­cio postale nella Piazza del Popolo; tutti i principali servizi (alimentari, scuole, ecc….) si trovano nel capoluogo comunale o nel Comune di San Demetrio ne’ Vestini.

Il sisma aquilano ha complicato maggiormente la situazione: se da un lato la popolazione e la frazione risultava “assopita”, l’evento tellurico ha portato alla formazione, nei mesi successivi, del villaggio M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori) in una zona a valle dell’abitato; tale area, totalmente sconnessa dal centro, appare proprio come un villaggio isolato che va a scontrarsi con la realtà del centro storico. Nel villaggio M.A.P. si ritrova a vivere tutta la popolazione di Casentino; in sintesi, la consistenza odierna è di n° 11 moduli abitativi tipo M.A.P. 40, n° 13 moduli abitativi tipo M.A.P. 50, n° 10 moduli abitativi tipo M.A.P. 70, n° 1 chiesa con annessa sala polifunzionale, n° 1 ambulatorio.

Paradossalmente, tale area è maggiormente dotata di servizi rispetto al centro storico, inoltre per la popolazione risulta più agevole della città poichè tutte le abitazioni sono disposte su di un unico piano, non ci sono forti dislivelli e risulta più comodo parcheggiare.

Il problema principale di cui vive e vivrà Casentino è quello di avere, sostanzial­mente, una “bipolarità” dell’abitato; in un futuro, quando il centro storico verrà ricostruito (nel progetto di tesi si sono ipotizzati 10 anni necessari alla ricostru­zione), tale area sarà soggetta ad abbandono. E’ interessante quindi capire come riqualificare (in un’ottica di restauro urbano ed ambientale) l’area, come mettere a sistema queste due polarità, interagendo sull’area di margine esistente che versa in condizioni di pessima manutenzione od abbandono. L’idea progettuale è quella di puntare sulle doti e le potenzialità del territorio assopite, riscoprendole e potenziandole, facendo di Casentino un luogo interes­sante da scoprire e da vivere.

Come primo passo, si è pensato a cosa poter inserire in un territorio del gene­re per “captare” l’attenzione della comunità, poichè laddove ci sono scambi e relazioni, è lì che nasce socialità ed è lì che serve un progetto di architettura. E’ da qui che nasce l’idea di creare un sistema integrato (una “filiera unica”) che possa permettere a Casentino di divenire importante centro di relazioni del territorio; un nuovo mercato coperto, un Laboratorio di Ricerca, la realizzazione di servizi utili alla collettività, la riprogettazione della Piazza del Popolo, oltre ad una serie di nuovi collegamenti pedonali ed a nuove aree verdi, creano quel sistema strategico integrato, accomunato da una sorta di fil rouge che passa da ognuno di questi temi progettuali.

Ma il presente lavoro ha cercato di tener conto di uno sviluppo temporale che, si­curamente, si articolerà in varie fasi; come è successo per l’evento sismico, dove si è passati da una prima emergenza ad uno stanziamento provvisorio/definitivo della popolazione, anche in questo caso si è ipotizzato un’evoluzione dell’abita­to nel tempo.

 

Si è suddiviso il tutto in tre step temporali: una prima fase chiama­ta “0-2” nella quale si assisterà ad un primo svuotamento dei moduli abitativi, causa l’inizio lavori del Piano di Ricostruzione che investirà, nella prima fase, le case sparse e non il centro storico. Tali moduli diventeranno dei “depositi” temporanei per le ma­cerie selezionate che ad oggi sono stoccate così dove capita nelle strade del centro. Oltre a ciò, nell’a­rea soprastante l’attuale chiesa, vengono realizza­ti dei nuovi orti terraz­zati, a disposizione della popolazione residente; l’orto, per la popolazione di Casentino, è da sempre radicato nel loro sistema sociale, come mezzo di sostentamento e come attività lavorativa (il commercio con i comuni limitrofi di alcuni prodotti, tra cui spicca la produzione di grano).

In seguito, si è ipotizzato un secondo step temporale, chiamato “2-10”, il più importante dal punto di vista evolutivo e della quantità di interventi sia a scala urbana che architettonica presenti: in sintesi, si prevede che lo svuotamento dei moduli abitativi sia stimato intorno al 50%; alcuni di questi moduli verranno riutilizzati come depositi temporanei, mentre per gli altri si prevede la riqua­lificazione in servizi utili alla cittadinanza ed al paese. Viene infatti prevista la realizzazione di un centro di documentazione e storia del territorio, di due nuovi ambulatori medici e di un ufficio postale. Le strutture esistenti, non ottimali dal punto di vista delle prestazioni energetiche, vengono riqualificate realizzando un rivestimento ventilato sia per le pareti perimetrali che per la copertura, oltre alla realizzazione di un porticato a Sud di ogni modulo per evitare il forte surri­scaldamento a cui sono soggette tali pareti.

Nasce il Laboratorio per la Ricerca delle colture montane tradizionali del Centro Italia, il quale sarà un’entita ibri­da, a metà tra il laboratorio di sperimentazione ed il centro di promozione del territorio, poi­chè avrà al suo interno degli spazi espositivi che legano il concetto della “cultura” con quello della “coltura”.

Infine, oltre al restauro degli edifici del centro, si iniziano a realizzare le prime opere di riqualificazione dello stesso; tali opere, molto importanti dal punto di vista della promozione stessa del territorio, sono l’albergo diffuso (che verrà realizzato in quelli immobili in cui si prevede la “sostituzione edilizia” nel Piano di Ricostruzione), la nuova piazza, il museo del sisma, il giardino pubblico e le stalle per ippovie (utili per quella forma di turismo legato alla conoscenza del territorio e delle aree montane).

Nell’ultimo arco temporale, detto “10 +”, il paese si configura nel suo assetto definitivo. Nasce il mercato coperto e vengono riqualificati gli ultimi moduli rimasti con la nuova sede della Pro-Loco con annessa sala polivalente ed una serie di esercizi commerciali di piccola entità. L’area verde posta sopra il mercato viene “attrezzata” con una serie di terrazzamenti i quali degradano lungo il pendio; essi vengono realizzati con le solite tecniche costruttive degli orti. I punti di accesso ai percorsi vengono caratterizzati attraverso la realizzazione di piccole aree verdi o di piazze, il cui tema principale è quello dell’acqua (un tributo alle origini stesse di Casentino, il cui nome deriva dalla presenza di tale elemento naturale).

 

Entrando più nel dettaglio del progetto architettonico, al piano terra del Laboratorio troviamo un’area dedicata all’esposizione dei prodotti tipici e della filiera, la quale rappresenta l’area di contaminazione tra la sfera pubblica e privata del laboratorio stesso; successivamente, troviamo lo spazio dedicato alla ricerca con annesso servizio igienico, caratterizzato da una forte presenza di superfici vetrate. Al piano primo, la copertura inclinata di appoggio degli elementi di produzione dell’energia fotovoltaica, si alza e crea una terrazza semicoperta dalla quale i visitatori potranno ammirare il panorama verso il Monte Cerro ed il capoluogo.

Parlando del mercato coperto, esso si articolerà su di un unico livello, caratteriz­zato da un asse di simmetria al cui centro si apre un porticato il quale dà accesso all’area ad orti retrostante; dal punto di vista distributivo, la logica è semplice poichè su di un unico elemento distributivo centrale si affacciano le varie posta­zioni del mercato, divise per postazioni fisse ed ambulanti; sono presenti molti spazi per lo stoccaggio ed il deposito dei vari prodotti, unitamente alla presenza di servizi igienici distribuiti su entrambe le ali dell’edificio.

Sono presenti una serie di elementi in legno dotati di sistema di rotazione a 90° i quali prendono il posto delle pareti perimetrali e permettono, in inverno, di chiudere l’edificio verso l’esterno, mentre nei mesi caldi sarà possibile aprirli e permettere una ventilazione adeguata.

Come ultimo approfondimento progettuale, il lavoro di tesi si è occupato di con­ferire una nuova forma urbana alla Piazza del Popolo, la quale, fino all’evento sisimico, era utilizzata come area a parcheggio.

Data l’importanza della location (poichè su di essa molto probabilmente insisteva un antico fortilizio), si è cercato di rispondere in maniera precisa e puntuale ad una necessità oggettiva: riqualificare l’area sepa­rando i flussi carrabili dai flussi pedonali.

Viene perciò realizzato un portale con una serie di sedute lignee il quale, realiz­zando una sorta di struttura a retta, permette al traffico veicolare di separarsi da quello pedonale; quest’ultimo viene immaginato a due velocità: uno “scor­rimento veloce” dove sono presenti le panchine citate in precedenza, ed uno “scorrimento lento” che viene separato da quello veloce mediante una lama d’acqua la quale è attraversabile tramite passerelle lignee che danno accesso a degli spazi di sosta dotati di sedute ed alberature.

Infine, una serie di scalinate allacciano la piazza all’arrivo del percorso pedonale longitudinale