Ipotesi di trasformazione della piattaforma logistica toscana: Linee guida costruttive per un porto

Ipotesi di trasformazione della piattaforma logistica toscana: Linee guida costruttive per un porto

Relatore: Prof. Manlio Marchetta
Correlatore/i: Prof. Giorgio Verdiani, Arch. Francesco Caputo, Arch. Simona Corradini
Laureando/i: Tiffany Geti
Anno accademico: 2010/2011

Abstract

La seguente tesi è nata dall’esigenza di dare una risposta a dubbi che possono sorgere nell’approccio, da parte del professionista (o futuro professionista), in fase di progettazione di nuovi complessi, impianti urbanistici e quanto possa afferire al settore della progettazione portuale e marittima che affronta spesso tematiche inerenti settori più specifici quali quello dell’ingegneria o il settore giuridico, cui l’architetto difficilmente si trova ad interagire. La progettazione portuale dunque rappresenta un processo creativo e compositivo appartenente tanto all’ingegnere, quanto all’architetto e a qualsiasi altra figura professionale. A dispetto della progettazione di un complesso da adibire a civile abitazione, un ospedale, un qualsiasi locale pubblico, il “progetto di un porto” non si ritrova nelle pagine del manuale cui tutti ci siamo tanto abituati a sfogliarne le pagine fin dal primo anno del percorso universitario, il che esprime un grado di difficoltà maggiore da parte dell’utente di approcciarsi al settore. Comprese le ragioni che hanno posto i presupposti della ricerca avviata con il percorso di laurea, è stato deciso di articolare in due fasi il progetto di tesi finale:

1. una prima parte dal carattere più teorico che ha provato a dare una risposta a quelle più immediate domande, quali “cos’è un porto?”, “a cosa serve e di cosa è composto?”, “chi utilizza il porto?”.

Per meglio illustrare le fasi della progettazione portuale, è stato deciso di affiancare allo studio teorico, uno studio pratico, con la definizione di un vero progetto architettonico “interdisciplinare”, abbracciando infatti gli svariati settori dell’architettura. È stata presa ad oggetto una porzione di territorio della regione Toscana, precisamente le aree riguardanti il territorio comunale di Pisa, Livorno e Collesalvetti per le quali è stato previsto un ammodernamento delle strutture portuali e nuove realizzazioni. Nella prima parte, sono stati affrontati studi (teorici) relativi agli strumenti urbanistici comunali, provinciali e regionali per le singole aree. Affrontati e date prime indicazioni riguardanti il settore dell’idraulica marina, con studi delle correnti, moti ondosi, regime dei venti (definizioni ed informazioni specifiche per l’ambito d’intervento); studio del sistema idraulico e del regime delle acque, analisi dei traffici (marittimi, fluviali, aerei della zona in esame).

2. Una seconda parte dedicata al progetto urbanistico-architettonico, applicazione pratica del progetto di tesi finale. Quest’ultima parte ha costituito il cuore dell’intero progetto di tesi ed ha visto come protagonista l’area definita come “Piattaforma Logistica Toscana (PLT)” rappresentata dal triangolo Pisa-Livorno-Collesalvetti. L’intervento si è presentato come un’opportunità di ammodernamento delle pre-esistenti strutture portuali del porto di Livorno, interessandosi all’area nord del porto stesso, dedicata al traffico delle merci, lavorazione petroli, lasciando invariata l’area dello storico porto mediceo dedicato invece ai traffici passeggeri e crociere. Il nuovo progetto, mira alla realizzazione di un sistema intermodale di trasporto e lavorazione delle merci, concentrandosi in parte sulla terra ferma ed in parte in mare, in cui quest’ultima rappresenta l’innovazione per il contesto in cui s’inserisce. Gli obiettivi da raggiungere sono stati: separazione dell’attività commerciali-petrolifere dai trasporti passeggeri e relativa accoglienza, off-shore petroli e merci, prima lavorazione merci, vie di collegamento merci tra off-shore e terraferma, riqualificazione dell’attuale porto industriale destinandolo a parco urbano ed aree di espansione/riserva della città, rinnovo del water-front in sostituzione dell’attuale porto industriale, potenziamento delle attività diportistiche. Al fine di soddisfare tali obiettivi, l’intervento sulla terraferma ha visto la sua prosecuzione in mare attraverso la realizzazione di un porto isola commerciale non molto distante dalla costa di Livorno. Il masterplan del nuovo assetto territoriale, vede l’ampliamento dell’attuale aeroporto G. Galilei di Pisa, attraverso la realizzazione di una nuova pista al fianco di quella esistente e con nuovo orientamento, al fine di dedicare quest’ultima prevalentemente al traffico merci via aria senza però impedire le quotidiane manovre di decollo ed atterraggio del velivolo (quindi senza intralciare le linee passeggeri), consentendo azioni di decollo ed atterraggio dei mezzi (pax e merci) contemporaneamente lungo le due traiettorie. Il potenziamento della linea ferroviaria che dalla stazione di Pisa (connessa a livello regionale e nazionale) raggiunge la città di Livorno e l’area interportuale in cui stoccare ed eseguire interventi di prima lavorazione delle merci. La presenza del canale artificiale dello Scolmatore dell’Arno, s’ipotizza di sfruttare tale corso d’acqua al fine di far transitare le merci anche via acqua per raggiungere i due nodi merci principali (isola e interporto). Si prevede la riconversione dell’attuale area industriale del porto di Livorno, da progetto destinata a “polmone verde della città” con il nuovo disegno dei moli per l’approdo delle navi da crociera e traghetti in modo tale da creare un nuovo design del waterfront urbano nonché bonificare le aree occupate dalla raffineria esistente per consentire future espansioni urbane della città; separata dal tracciato ferroviario, adiacente alla zona del nuovo waterfront, un’altra area che si affaccia lungo lo Scolmatore dell’Arno, area occupata dalla raffineria Stanic Livorno, suscita interesse urbanistico e progettuale, prevedendo quindi per questa zona un altro centro residenziale con bassa densità, immerso nel verde trattato a bosco ed attrezzato per lo sport, dotato di servizi quali ristorazione, supermercati, destinato sia alla popolazione locale che al diportista di passaggio nell’area toscana che non potendo stazionare per lunghi periodi nell’area portuale, trova in quest’area servizi a lui necessari (accoglienza, servizi alla persona, piccole officine per la manutenzione del mezzo nautico) oltre che la possibilità di un alloggio sulla terraferma da poter locare per il periodo di permanenza nell’area. Elemento caratterizzante di tale area è la forma, che crea un ambiente apparentemente distaccato dal contesto cui s’inserisce, ma che in realtà si richiama all’antica conformazione dell’area dai caratteri palustri e dalle molteplici “lame d’acqua” presenti (ante bonifica).L’area industriale che si volge all’integrazione tra la scoperta tecnologica e il contesto sia urbano che rurale.

– Edifici che si integrano nel contesto pre-esistente, adattando le proprie forme, i propri rivestimenti, ai caratteri propri dell’Luogo;

– Edifici in grado di produrre la medesima quantità di energia che noi consumiamo;

– Pavimentazione stradale che produce energia;

– Vegetazione artificiale che integra quella naturale dal processo di fotosintesi clorofilliana per produzione energia: raccolta energia di giorno, emissione di notte sotto forma di luce;

– Macchine che fanno parte di un sistema sostenibile;

– Integrazione di sistemi di traffico differenti: dal sistema marino/fluviale a quello ferroviario, stradale, aeroportuale.

Sono questi i punti cui si è cercato di porre attenzione nello sviluppo dell’interporto e soprattutto dell’isola. L’interporto è caratterizzato da una forma più regolare, con la realizzazione di un ampio bacino d’involuzione per le navi merci che passando per lo Scolmatore dell’Arno (del quale si prevede l’aumento di fondale e la riprogettazione dei ponti attualmente esistenti per non compromettere il passaggio delle navi) trovano punto di ormeggio lungo i nuovi pontili attrezzati con gru per carico e scarico merci. Qui si individuano delle strutture per lo stoccaggio al coperto delle merci (sfuse, liquide o in pallet), che dovranno essere successivamente smistate e/o interessate da una prima lavorazione; piazzali per lo stoccaggio all’aperto dei container sia a pieno carico che scarichi; strutture per la prima lavorazione delle merci (operazioni elementari quali imballaggi per singole confezioni di generi alimentari quali banane o simili). Poiché l’interporto è un luogo non accessibile al personale non qualificato e spesso nelle fasi di trasporto, il conducente di un camion, una volta scaricato il rimorchio dopo un lungo viaggio, non si trova nelle condizioni fisiche per poter ripartire per la nuova destinazione o il suo carico non è ancora pronto,  si è deciso di attrezzare l’area in oggetto con strutture per lo stazionamento del “personale in servizio” tra cui ristorazione e alloggi temporanei, dislocati al centro dell’area in alte torri che si affacciano su un grande lago contornato da un bosco, per creare un luogo di relax. È stata realizzata una stazione ferroviaria interrata, riprendendo il vecchio tracciato ferroviario ormai dismesso, in cui è possibile stoccare temporaneamente le merci in arrivo dalla ferrovia. Il porto isola si colloca a 3.800mt dall’attuale porto di Livorno e si configura come una piattaforma molto sottile e leggera, garbatamente adagiata sull’acqua, su fondale sabbioso con sistema di fondazioni su pali al fine di non compromettere il naturale andamento delle correnti che in tale area rischierebbero di incrementare le problematiche legate al costante insabbiamento cui l’imboccatura nord del porto di Livorno è soggetta a seguito del trasporto solido litoraneo e deposito dei detriti derivanti dello Scolmatore. Nell’ampio bacino del porto isola, si prevedono 20 stazionamenti per navi container ed ulteriori 4 per rimorchiatori. Ogni banchina è dotata di sistemi per carico e scarico delle merci (gru), che adagiando il container su appositi mezzi per la loro movimentazione a terra, consentono di trasportare il container dalla banchina alla parte centrale dell’isola, in cui si cela l’ ingresso del tunnel subacqueo con sistema meccanizzato, ricorrendo alluso di tapis roullant, per la movimentazione dal mare alla terra ferma, dove troveranno sbocco nell’area dell’interporto di Guasticce. L’introduzione di vele fotovoltaiche, alberi solari, facciate intelligenti e fotovoltaiche, asfalti fotovoltaici, movimentazione all’interno delle nuove aree di progetto con mezzi meccanizzati alimentati elettricamente, pongono le basi per la realizzazione di un porto “intelligente” e a consumi “zero”. Un progetto che possa essere in grado di auto alimentarsi e sostenersi, senza la necessità di ricorrere all’alimentazione della rete urbana, un complesso in mare autonomo che in lontananza, nonostante le alte gru, possa quasi scomparire creando invece un paesaggio marino gradevole da scorgere anche in lontananza, una struttura che possa comunque consentire lo sviluppo del settore merci senza intaccare lo sviluppo futuro della città e senza macchiare la salubrità della città e del territorio limitrofo dalla lunga storia.