La facciata nell’edizia privata del settecento riminese.

La facciata nell’edizia privata del settecento riminese.

Relatore: Prof. Arch. P. Brandinelli
Correlatore/i: Dott. F. Cheli, Arch. F. Remondini
Laureando/i: Chiara Mazza
Anno accademico: 1997/1998

Abstract

Il palazzo Tingoli si erge con tutta la sua monumentalità su piazza Tre Martiri, caratterizzando in modo originale la piazza stessa.
Appartenuto alla nobile e ricca famiglia Tingoli, il palazzo si pensa possa risalire al XVII secolo, ma nel terremoto del 1672 subì gravi danni poiché venne distrutta la facciata, fatta ricostruire successivamente da Domenico Tingoli con il portone che apriva sulla piazza. Nel 1710 a causa di un incendio, il palazzo, fu nuovamente ristrutturato nella parte interna, e nel 1762 subì nuovamente i danni di un secondo terremoto. Passato di proprietà nell’Ottocento, nel 1930 è stato acquistato dal Credito Italiano che lo ha nuovamente trasformato internamente.
La sua struttura subì altri interventi ai primi del Novecento dove a causa dei bombardamenti si dovette rifare la finestratura all’ultimo piano. Queste aperture in passato erano ovali, mentre furono ricostruite di forma quadrata.
In antico disegno del 1790, si nota come l’autore delinei un prospetto notevolmente diverso nelle le sue parti decorative da quelle odierne, differenziandosi nei marcapiani in pietra, nelle finestre dal disegno ovale e infine nel bugnato presente ai lati. Proprio questo disegno mi ha suggerito una ricostruzione al computer con un programma di grafica “Photo shop” che permette di intervenire con modifiche sulla facciata del palazzo riportano, come ipotesi, l’antica volontà del progettista. Questo studio mi ha permesso di valutare quali cambiamenti sono intercorsi a livello progettuale e stilistico in questi secoli, e di confrontare le trasformazioni che la facciata di un palazzo può subire, a causa delle diverse esigenze dei proprietari che si sono avvicendati. Prendere visione di una passata situazione stilistica e architettonica, può portare a riflettere sul modo di concepire un restauro o una ricostruzione non sempre legati al desiderio di ripristino effettivo.